Nascita di MobilitiamoCIE

Il 30 marzo 2023, in assemblea COMITES (Comitato degli Italiani all’Estero) a Stoccarda, faccio un conto semplice, che chiunque avrebbe potuto fare con carta e penna: gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) nella nostra circoscrizione sono oltre 200.000. Il Consolato, in quel momento, riesce a rilasciare CIE (Carta d’Identità Elettronica) a un ritmo che, nella migliore delle ipotesi, non supera qualche migliaio di documenti l’anno. Con quei numeri, per dare la CIE a tutti sarebbero serviti oltre diciassette anni. E non è nemmeno il problema più grande: la CIE dura dieci anni, quindi prima ancora di finire il primo giro, saremmo già dovuti ripartire con i rinnovi di chi l’aveva ottenuta per prima. Un problema che non si risolve, semplicemente si rincorre all’infinito.
C’era solo una soluzione reale, ed era altrettanto semplice da enunciare: abilitare i Comuni italiani a rilasciare la CIE agli iscritti AIRE, così da distribuire la domanda su tutto il territorio nazionale invece che su un solo sportello consolare.
Un problema di numeri, trattato come un problema di personale
Quella sera in assemblea non ero il solo a porre il problema. Nel verbale ufficiale resta scritto nero su bianco che anche il consigliere Cinelli chiedeva come si potesse intervenire per sbloccare la situazione, e che il dott. Conte, Consigliere CGIE, sosteneva che l’unico modo per risolvere le lunghe attese fosse “far arrivare più impiegati” e aprire il Consolato anche il pomeriggio per qualche mese, per smaltire l’arretrato. Una misura che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe alleviato temporaneamente i sintomi — non avrebbe mai risolto il problema strutturale.
Lo dicevo apertamente anche allora, e resta a verbale: anche facendo 16.000-17.000 documenti l’anno, sarebbe stato impossibile rinnovare tutti i documenti di circa 200.000 iscritti prima della scadenza dei dieci anni. L’unica soluzione vera restava una sola: permettere agli iscritti AIRE di rifare il documento direttamente nel proprio Comune di provenienza in Italia.
Quella sera, quella proposta restò lì, annotata, discussa per qualche minuto e poi archiviata. Non con un voto contrario, semplicemente con l’indifferenza di chi non la considerava una priorità. Ma io quella sera un pensiero preciso ce l’avevo già, ed era rivolto in avanti, non a quello che stava succedendo in quel momento: sapevo che prima o poi sarebbe arrivata una scadenza, quella che oggi tutti conosciamo come il 3 agosto 2026, il giorno in cui la carta d’identità cartacea ha smesso di valere per l’espatrio e che a quella data migliaia di italiani si sarebbero trovati senza un documento valido in mano. Non era una previsione difficile da fare: bastava guardare i numeri. Eppure quella sera, nessuno nell’assise del COMITES sembrava porsi realisticamente il problema di cosa sarebbe successo davvero, tre anni dopo, a chi quel COMITES avrebbe dovuto rappresentare.
Da una proposta ignorata a un comitato di cittadini
Verificata quell’indifferenza, decisi di non lasciare cadere la cosa. Ne parlai con un amico personale e insieme ragionammo su una cosa: se le istituzioni non si muovevano da sole, serviva che fosse la cittadinanza attiva a smuovere l’opinione pubblica direttamente.
Un’idea, per quanto giusta, da sola non basta: servono le gambe delle persone per portarla avanti. Chiesi quindi ad alcuni amici di darmi una mano, e così, insieme a Davide Cuocolo, Adriano Maggi, Pino Maggio, Sebastiano Micelisopo, Simonetta Puleio, Maurizio Sciurba e Pino Tabbì, nacque il comitato MobilitiamoCIE: un gioco di parole tra “mobilitiamoci”, che è la natura stessa della cittadinanza attiva, e “CIE”, il problema concreto da cui tutto partiva.
Fin dalle prime riunioni fissammo un principio che ci avrebbe accompagnato per tutto il percorso, anche quando sarebbe stato più comodo abbandonarlo: nessuna appartenenza politica. Ci saremmo rapportati con tutti i referenti eletti all’estero con la stessa equidistanza, indipendentemente dal partito o dallo schieramento. Un principio che non abbiamo mai abbandonato nemmeno oggi: Mobilitiamoci nasce come lista civica, con anime e sensibilità diverse al suo interno, ma senza un partito di riferimento alle spalle, perché un problema che riguarda centinaia di migliaia di connazionali non dovrebbe mai avere un colore politico.
Le prime, difficili adesioni
A volte basta un conto fatto bene e nessuno disposto ad ascoltarlo per capire che, se vuoi una cosa fatta, devi farla tu. È da lì che siamo partiti e da lì, tre anni dopo, siamo arrivati fin qui.
