Audizione a Roma: la nostra proposta arriva in Parlamento


Il 24 giugno 2025 sono stato invitato a partecipare in presenza all’audizione davanti alla Commissione Parlamentare, a Roma, insieme ad altri componenti del comitato. Non potendo essere fisicamente lì, ci siamo collegati da remoto: non come esperti, non come funzionari, ma come cittadini che tre anni prima avevano scritto una lettera e raccolto delle firme.

Mi sono collegato alle 14:00, in un contesto anomalo per me, a cui non ero abituato. In quella sede ho ribadito quello che sostenevamo da tempo, questa volta avvalorandolo con la mia testimonianza diretta.

Non è stato un punto d’arrivo scontato. Quando abbiamo fondato MobilitiamoCIE nel 2023, l’obiettivo era semplice sulla carta e complicato nella realtà: permettere anche ai Comuni italiani di rilasciare la Carta d’Identità Elettronica a chi è iscritto all’AIRE, così da alleggerire le liste d’attesa infinite nei Consolati. Un anno prima, a Stoccarda, avevamo messo allo stesso tavolo due Ministeri, due Consolati e quattro parlamentari di schieramenti diversi. Quel giorno a Roma, la stessa proposta arrivava dove le leggi si scrivono davvero.

Perché ero lì

Il problema che portavamo in Parlamento non è astratto. Solo a Stoccarda, il primo consolato dell’Unione Europea per numero di iscritti, con oltre 200.000 italiani registrati, meno di un quarto ha oggi la CIE(Carta d’Identità Elettronica). Ai ritmi attuali di rilascio, decine di migliaia di connazionali rischiano di restare senza un documento d’identità valido: niente viaggi, niente ritiro pacchi alla Posta tedesca, niente accesso ai portali della pubblica amministrazione italiana come INPS o ANPR. Una limitazione concreta, non teorica, per chi ha semplicemente scelto di vivere all’estero.

In audizione abbiamo portato la nostra proposta principale, la stessa raccolta in oltre 1.520 firme fisiche e sostenuta da più di 16.000 contatti: abilitare i Comuni italiani al rilascio della CIE anche per i cittadini AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Una soluzione che non richiede nuova spesa pubblica, anzi alleggerisce il carico sui Consolati.

Abbiamo aggiunto anche due proposte più tecniche, emerse dal lavoro di questi anni:

  • la possibilità di raccogliere i dati biometrici tramite dispositivi mobili, estendendo così il servizio alle agenzie e ai rappresentanti consolari sul territorio;
  • una semplificazione per l’aggiornamento dei dati anagrafici (come il cambio di indirizzo), sul modello già in uso in Germania, dove non serve rifare il documento ma basta un adesivo con timbro.

(Se durante il collegamento qualcuno ha reagito in modo particolare a una di queste proposte, o se avete ricevuto una domanda che vi ha colpito, è il punto perfetto per aggiungerlo qui.)

Alla fine della riunione è arrivata una domanda che ci ha fatto riflettere: un deputato o un tecnico, non sapremmo dire con certezza chi tra i presenti, ci ha chiesto cosa si potesse fare per risolvere il problema.

Una domanda che ci ha in parte sorpresi, perché il passaggio alla CIE era stato deciso anni prima, e i Ministeri hanno accesso ai dati precisi su quanti connazionali abbiano o non abbiano ancora il documento: la situazione, insomma, era già nota a chi doveva gestirla. A quel punto, per noi, le strade percorribili, magari insieme, erano due. La prima era la nostra proposta: il rilascio della CIE in tutti i Comuni italiani anche per gli iscritti AIRE. La seconda, più semplice ma comunque utile, un rinvio della scadenza, per dare a tutti il tempo di adeguarsi.

Cosa significa, per un cittadino qualunque

Non voglio raccontarla in modo diverso da come è stata: un’audizione fredda, istituzionale, uno schermo invece di un’aula. Non c’era la stessa energia che avevamo respirato un anno prima a Stoccarda, intorno a un tavolo vero, con le persone in carne e ossa. Qui era un procedimento, con i suoi tempi e le sue forme.

Ma è proprio in quella freddezza che il risultato conta di più. Non eravamo lì in rappresentanza di un partito o di un’istituzione, eravamo due cittadini collegati da remoto perché migliaia di italiani in Germania, a partire da noi stessi, vivevano un problema concreto, e perché per tre anni non ci siamo fermati davanti ai “no” o ai silenzi. Un’audizione parlamentare non è un traguardo simbolico, freddo o caldo che sia: è il punto in cui una proposta nata da un tavolo di cittadini viene messa nero su bianco davanti a chi ha il potere di trasformarla in legge. Che ci arrivassero due persone come noi, senza deleghe istituzionali, è la prova che il metodo, ascoltare i problemi reali, costruire una proposta seria, portarla dove conta, funziona anche quando la forma è distante.

Perché questo conta, in vista del voto COMITES

Quello che abbiamo portato a Roma non nasce a Roma: nasce da anni di lavoro sul territorio, da un tavolo a Stoccarda, da migliaia di firme raccolte una a una. È lo stesso metodo che vogliamo portare nel prossimo COMITES (Comitato degli Italiani all’Estero) del Baden-Württemberg: non promesse, ma un percorso che va avanti un passo alla volta, fino a quando il risultato non è ottenuto davvero.


Da un tavolo a Stoccarda fino alla Commissione Parlamentare di Roma: è lo stesso percorso che vogliamo continuare nel COMITES del Baden-Württemberg.

Continua a seguirci: nelle prossime settimane raccontiamo come questa storia arriva fino al voto di novembre.

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