Bocciato in 15 minuti: la rinuncia che nessuno ha voluto raccontare

bocciato in 15 minuti

Ci sono serate che ricordi per come sono andate. E ce ne sono altre che ricordi per come ti hanno fatto sentire. Il 21 settembre 2022 è una di quelle sere. Non perché sia successo qualcosa di eclatante. Un’assemblea che vota, in fondo, è la cosa più normale del mondo, ma perché in pochi minuti ho capito qualcosa che non avrei più potuto ignorare: che a volte non conta quanto lavori bene, conta chi decide che il tuo lavoro non deve arrivare da nessuna parte.

Questa è la storia di come sei mesi di lavoro sono stati buttati via in un quarto d’ora. Ed è anche la storia del perché, nonostante tutto, non me ne sono andato.

Sei mesi per censire 160 associazioni italiane

Nel febbraio 2022 ottengo la presidenza di tre delle sei Commissioni del COMITES di Stoccarda (Comitato degli Italiani all’Estero): Associazioni, Social e Sito Internet. Con la Commissione Associazioni mi metto al lavoro insieme a due collaboratori esterni, e per sei mesi facciamo una cosa semplice quanto faticosa: censiamo circa 160 realtà associative italiane sparse su tutto il Baden-Württemberg, associazioni, parrocchie, patronati.

L’idea di fondo era chiara, almeno per me: se il COMITES deve rappresentare e aiutare gli italiani, gli italiani devono prima di tutto sapere che il COMITES esiste. E con un territorio grande come il Baden-Württemberg e una comunità così frammentata, l’unico modo concreto per farlo era rafforzare il legame con chi, sul territorio, il lavoro con la comunità lo fa già ogni giorno, quindi associazioni, parrocchie, patronati. Contattiamo tutte le 160 realtà censite, le invitiamo a presentare i loro progetti. Da lì nascono quattro proposte concrete.

La sera in cui tutto è stato ribaltato

Il 21 settembre 2022 presento il lavoro di sei mesi: prima al Comitato Esecutivo, che approva all’unanimità, poi in assemblea. E in un primo momento va bene: i quattro progetti vengono accolti con favore.

Poi prende la parola il dott. Tommaso Conte, Consigliere CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero), presente di diritto come uditore, ma senza diritto di voto. Solleva un dubbio legale sulla possibilità per il COMITES di sostenere economicamente progetti di terzi. Un dubbio formalmente corretto, se preso alla lettera: il COMITES non può finanziare progetti che non siano suoi. Ma in nessuna fase del lavoro avevamo mai previsto che il COMITES finanziasse direttamente quei progetti, l’idea era presentarli al MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) come progetti patrocinati o sponsorizzati dal COMITES, esattamente come già avviene in altri COMITES.

Non so dire se il dott. Conte non avesse compreso lo scopo del progetto, o se lo avesse compreso fin troppo bene e cioè che avrebbe dato visibilità reale al COMITES, oltre che aiutare davvero la comunità italiana. Quello che so è cosa è successo subito dopo: nell’arco di pochi minuti, la stessa assemblea che poco prima aveva approvato, come già fatto dal Comitato Esecutivo, ribalta il voto.
Dieci contrari. Un solo favorevole: io.

Quindici minuti. Sei mesi di lavoro, buttati in quindici minuti.

La lettera che ho letto in assemblea

Il 4 novembre 2022, alla prima riunione utile, leggo in assemblea la mia lettera di rinuncia alle tre commissioni che presiedevo. Non un gesto di stizza. Un atto pubblico, argomentato, messo a verbale. Scrivevo, senza troppi giri di parole:

“La quasi totalità degli italiani non sa cosa sia il COMITES e quali siano le sue funzioni.”

E sulla partecipazione alle elezioni COMITES del 2021, un dato che ancora oggi mi lascia senza parole:

“Su 150.658 aventi diritto hanno votato solo 2.658 persone, quindi solo, ripeto solo, l’1,8%… praticamente nessuno, se non quelli che vivono nella bolla dei conoscenti.”

Ma il passaggio che mi è costato di più scrivere riguardava il comportamento dello stesso Comitato Esecutivo, che poche settimane prima aveva approvato all’unanimità gli stessi progetti che poi avrebbe bocciato in assemblea:

“Rimango perplesso quando i componenti del Comitato Esecutivo che pure qualche giorno prima avevano discusso ed approvato all’unanimità i progetti, in assemblea votano senza esitazione e dubbi contro i progetti. […] L’impressione che appare è che più di qualcuno non sia in fondo dispiaciuto di aver votato contro questi progetti. In fondo meglio livellare tutti verso il basso piuttosto che ambire a fare la differenza.”

Rileggo ancora oggi queste righe e ritrovo esattamente quello che provavo quella sera: la sensazione netta che il problema non fosse il progetto, non fossero i numeri, non fosse la forma. Il problema era che qualcuno preferiva che le cose restassero come sempre.

Perché non me ne sono andato del tutto

Avrei potuto sbattere la porta. In quel momento, onestamente, era la cosa che avrei voluto fare di più. Ma nella stessa lettera spiegavo anche perché non l’ho fatto:

“Lo status quo sta bene a molti e che quindi qualsiasi mio tentativo di cambiare e migliorare il Comites dall’interno non può avere nessuna speranza di riuscita. Pertanto non avendo anch’io tempo da perdere ho dovuto, mio malgrado, rinunciare alle Presidenze. Avrei voluto rassegnare le dimissioni da consigliere, ma non sarebbe stato corretto verso le persone che mi hanno votato.”

Rinunciare alle presidenze, sì. Sparire del tutto, no. Chi mi aveva votato meritava che restassi, anche da una posizione più scomoda, anche senza più commissioni da presiedere.

Da quella sera a oggi

Resta una domanda a cui, ancora oggi, nessun verbale dà risposta: come può un Consigliere CGIE, importante, certo, ma di fatto ospite del COMITES e privo di qualsiasi diritto di voto, ribaltare in pochi minuti una decisione già presa e già condivisa da tutti, con un solo intervento mirato?

Non lo so. Quello che so è che oggi, alle prossime elezioni COMITES, Mobilitiamoci si presenta in aperta competizione proprio con chi, quella sera, ebbe un ruolo diretto in quanto accadde e con chi guida ancora oggi il COMITES uscente. Una distanza che nasce da lì, da quella sera del 21 settembre 2022, e che oggi si traduce in una scelta di campo netta: fare, invece di gestire lo status quo.

Da quella rinuncia sono passati quasi quattro anni. In mezzo, altre battaglie, altri ostacoli e almeno una, quella per la CIE (Carta d’Identità Elettronica) agli italiani residenti all’estero, che alla fine è diventata legge dello Stato. Ma è da quella sera di settembre che ho imparato una cosa che oggi guida ogni mia scelta: non basta avere ragione. Bisogna anche essere disposti a restare, anche quando ti conviene andartene.

Se anche tu hai una storia simile

Se ti sei mai sentito bocciato per aver provato a fare qualcosa di buono, sai già cosa si prova. Non sei l’unico, e non deve andare sempre così.

Se questa storia ti ha colpito, condividila: più persone la conoscono, più diventa difficile che si ripeta.

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